Blade Runner 2049: come un capolavoro passa dalla musica

Si tratta di un film che resterà negli annali, se non altro a livello di impatto sul pubblico. Blade Runner 2049, seguito del capolavoro di Ridley Scott del 1982, raccoglie a piene mani l’eredità del suo antenato senza però lanciarsi nella becera imitazione o in uno sparatutto in stile hollywood. Merito della sceneggiatura e della colonna sonora, che cita il passato guardando al futuro.

Cominciamo dalle origini: uno degli aspetti più caratteristici del primo film è sicuramente la colonna sonora ad opera di Vangelis. Fresco della vittoria agli Oscar per Momenti di Gloria, il compositore greco scelse un approccio molto particolare alla composizione. Non volle sapere la trama del film; scelse invece di visionare alcuni spezzoni registrati su VHS e comporre in base alle emozioni che gli suscitavano le immagini. Forse è stato anche per questo che la colonna sonora del primo Blade Runner risulta così varia: si alternano momenti essenziali formati da pochissimi strumenti come i titoli di testa, passando al Love Theme e a Memories of Green, più complessi e che si rifanno maggiormente a generi classici del cinema.

Perché la vera difficoltà di un film come Blade Runner era tutta nel dare la giusta atmosfera ad un thriller “poliziesco” ambientato nel futuro, in una Los Angeles trasformata in un alveare di cemento nella quale non si vede mai la luce del sole. Un risultato raggiunto da Vangelis grazie all’utilizzo di sintetizzatori diventati leggendari come il Yamaha CS-80 e il Roland VP-330 VocoderPlus synthesiser; il trucco stava poi nel combinare tutto con echi eterei, ottenuti grazie al Lexicon 224-X, una macchina in grado di creare un riverbero con un tempo di decadimento di quasi 70 secondi. Un effetto ideale per ricreare l’atmosfera di una vasta ed inquietante metropoli, isolata in uno spazio ancora più inospitale.

Se possibile, 2049 ha un respiro ancora più ampio del film originale. Buona parte del film consiste in lunghe carrellate avvolte nel silenzio, spezzate da improvvise esplosioni in grado di far tremare le mura del cinema. Ci sono molte scene fini a sé stesse dal punto di vista della trama, ma che permettono di dare uno sguardo più intimo alla personalità dei protagonisti, ritornando all’annoso quesito: “Qual è la differenza fra umani e replicanti?”

E a livello di colonna sonora, come si comporta il secondo capitolo? In maniera estremamente differente, complice soprattutto la composizione affidata a Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch. Se da un lato Vangelis ha creato melodie ben definite e iconiche, i due compositori hanno preferito un approccio meno marcato, basato su suggestioni e progressioni che rimangono incomplete, il tutto in una completa assenza di parti ritmiche. 2049 è ancora più cupo del primo film, in quanto contrappone ambienti densamente abitati e claustrofobici a spazi sterminati ed abbandonati, avvolti in una nebbia rossa. In questo senso la musica sottolinea la desolazione e il senso di solitudine generati dall’ambiente e dai protagonisti, così come il problema legato all’identità dei replicanti.

Ci sono ovviamente dei generosi omaggi alla colonna sonora del primo film, come alcuni accenni dei temi originali e l’uso degli stessi sintetizzatori utilizzati da Vangelis, ma in generale la musica del sequel si distingue per le atmosfere pur mantenendosi connessa alla visione estetica creata dall’universo di Blade Runner. Un universo che, con estrema probabilità, diverrà una trilogia e un franchise nei prossimi anni, sperando che l’avidità non rovini quanto fatto finora.

Tommaso Rocchi
Chi è Tommaso Rocchi
Avidissimo divoratore di musica (e di buona cucina in generale), qui in radio mi occupo della programmazione musicale e di scovare artisti che non avete ancora mai sentito nominare. Se cercate un consiglio musicale, sapete a chi potete chiedere!
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  • Graziano Tartari

    Infatti non sono musiche… è banale rumore, a tratti veramente fastidioso.