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Reportage Italiani


Ben Harper & The Innocent Criminals @ Hydrogen Festival, 17 luglio 2015
Reportage - Reportage Italiani
Lunedì 20 Luglio 2015 17:07

Non è un tipo molto loquace, Ben Harper, o per lo meno non lo è fintanto che si trova su un palco: non parla molto, suona per più di due ore filate e gli basta fare un OK con le mani per strappare applausi dal pubblico, in evidente stato di adorazione e noncurante del caldino che accompagna la serata

L’anfiteatro Camerini di Piazzola sul Brenta, con la villa a fare da sfondo, è una location particolarmente adatta per questo live, che in pieno stile Ben Harper esplora diversi generi ma sempre con un tocco delicato a fare da denominatore comune. Certo, un concerto da seduti perde sempre un po’ del suo fascino: queste sono canzoni che sanno farti molleggiare, muovere la testa, o possono produrre grandissimi limoni, tutte azioni molto complicate da gestire mentre sei su una sedia. E poi ti sudano le chiappe.

Dopo sette anni l’Uomo dalle braccia tatuate torna in tour con i The Innocent Criminals, la band con cui ha lavorato dall’inizio della sua carriera (il primo album è uscito nel 1993) e fino al 2008. E’ una brutta mazzata per gli scettici delle seconde possibilità, qui la combinazione ri-funziona alla grande: ne esce un suono curato e preciso e sul palco, con una scenografia tra l’essenziale e l’inesistente, si percepisce un’atmosfera è quella di una grande sala prove allargata dove si suonano i bei dischi di una volta.

Oltre a suonare bene i Criminals sono anche belli da vedere. Il premio della giuria va a Juan Nelson, virtuosista del basso, che conquista la platea con le sue mossettine da ritmo bailado; ad un certo punto parte anche la sfida Juan contro Ben, il basso che sfida la lap steel guitar del frontman, e sembra proprio che alla fine la spunti il primo. 

Energia da vendere ne hanno anche il percussionista Leon Mobley, con il nastro sulle dita che fa molto NBA e personaggio di “far parlare” lo djembe, il chitarrista Michael Ward, che mi suggeriscono assomigli a un benzinaio di Limena, Oliver Charles alla batteria, con un accenno di cresta punk e un piercing al sopracciglio e Jason Yates alle tastiere, che vestiva una bandana un po’ alla Axl Rose. Per Ben e i ragazzi è in arrivo un album nuovo: se sono carichi in studio di registrazione come dal vivo prepariamoci a delle scintille. 

Vi ho già raccontato di quante volte ho sentito “ma quanto è bello Ben?” durante la serata? Questo mantra si ripete come le avemarie durante il fioretto di Maggio, ma solamente una persona ha avuto il coraggio di dirlo pubblicamente: circa a metà concerto una ragazza ha esposto un eloquente cartellone: “Ben, questo è il tuo settimo concerto che vengo a vedere e mai che riusciamo a farci una foto” (parafrasi a cura dell’autore). Tutti col fiato sospeso ad attendere il momento marpione. Dal palco Ben candidamente chiede: “sei qui col tuo fidanzato? Perché altrimenti può salire sul palco anche lui!”. Applausi scroscianti, foto di rito con Ben che scende dal palco, generale aumento dell’invidia, esponenziale estrazione di smartphone per riprendere l’accaduto e vai col “guarda questa tizia che c**o!” VS “però è stata coraggiosa, giusto così”. Mi schiero apertamente per l’opzione 2.

La voce di Ben Harper è come il balsamo e ogni tanto sembra "non starci" coi suoni più ruvidi di alcuni suoi pezzi, ma vederlo giocare col microfono, cambiare chitarra praticamente ad ogni pezzo e divertirsi con lo slide compongono una sceneggiatura che, assieme al suo cappello a tesa larga, producono davvero un grande show; non a caso la frase ricorrente del concerto è stato un “Braaaaavo Ben!” che veniva dal pubblico

Pietro Osti

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Alcune foto sono prese dalla Pagina facebook di Zed

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Vasco Rossi Live KOM 015 @ Stadio Euganeo, 13 luglio 2015
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Martedì 14 Luglio 2015 17:03

Ore 21.05. Corri motorino, corri. E’ tardissimo e sento che sto per perdere l’attacco del concertone del Blasco nazionale: ultima tappa del tour Live Kom 015 negli stadi e forse “ultima tappa at all” mi dicono tutti con una strizzatina d’occhio e pure di qualcos’altro.

“Quanti saremo allo stadio se è solo una replica?” mi domando ma per la serie “scene da Corso Australia” capisco subito che saremo comunque tantissimi: sotto il casco aperto - per il caldo - il mio sguardo si allunga su una distesa luccicosa, infinita e liquida di macchine parcheggiate attorno allo Stadio Euganeo. Sì Vasco ce l’ha fatta.

Dato ufficiale di ZED!LIVE, organizzatore delle due date padovane: oltre 35.000 persone lunedì 13 luglio, oltre 40.000 domenica 12. Traduco: entro allo stadio e le tribune sono piene mentre il prato è pieno solo per metà. Ma i fan sono sfegatati, felici, esaltati. Soprattutto i due ragazzi a petto nudo accanto a me in prato e il 45enne in polo blu talmente esaltato che mi salta sui piedi continuamente – nonostante lo spazio non manchi eh – e sulle note di Rewind rovina a terra abbracciato al ragazzo a torso nudo di cui sopra.

I fan di Vasco sono belli, di tutte le età, di tutte le acconciature, di tutte le classi sociali, di tutte le parti d’Italia: sento attorno a me accenti veneti, emiliani. C’è persino la Liguria testimoniata dallo striscione “Genova è qui!” I fan di Vasco parcheggiano lontano e si fanno a piedi tutto Corso Australia – la tangenziale a 90 km orari di Padova – e pure cercano di attraversarla a piedi (pazzi!) sotto lo sguardo sconsolato dei vigili che tentano di impedirglielo per il loro bene.

Che scene! Solo Vasco può riuscirci? Magari no ma il pubblico di Vasco è speciale. Nonostante i tanti cani antidroga, a vigilanza degli ingressi, mi arrivano dolci fumi speziati e guardandomi attorno vedo solo giovani donne in vestino bianco e ballerine, persone raccomandabili e col gusto della trasgressione. E poi, proprio dietro di me, una ragazzina bionda, avrà 15 anni, che si è issata su una seggiola recuperata chissà dove e punta lo sguardo fisso sul palco e canta tutte le canzoni, muovendo dolcemente le labbra. Non urla, ma le sa veramente tutte.

E poi l’area naturista del pubblico: ragazze, anche non proprio più teen, in groppa agli amici/fidanzati/mariti che sventolano le tette nude verso il palco e a favore delle telecamere che le proiettano contente, nude, libere e felici sui quattro maxi schermi del mega palco che Vasco percorre su e giù.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Jonida Gjini, 26 anni laureanda in Farmacia, è andata a sentirsi il concerto grazie a noi della web radio che l’abbiamo omaggiata di due biglietti. “Sono andata con altri tre amici e loro non conoscevano tante canzoni ma io sì. Era da tempo che volevo partecipare a un concerto di Vasco perché lo ascoltavo fin da piccola. In Albania la mia generazione è cresciuta sentendo la radio italiana che arrivava dalle coste del Salento. Se fossi una prof. gli darei 27/30: mi è piaciuto tanto lui e tantissimo la sua band!”

La scaletta è miele per le orecchie:

Sono innocente ma...
Quanti anni hai
Siamo soli
Guai
– sulla coda del pezzo Blasco congiunge gli indici e i pollici a simbolico  triangolo
Manifesto futurista della nuova umanità

A questo punto Vasco sparisce per 10 minuti e ci lascia con la band. Poi ritorna

Nessun pericolo per te – il soffitto della scenografia si abbassa e avvolge il duo chitarra e basso (che in realtà è un moderno contrabbasso per l’occasione) e Vasco in giacchetta lunga tutta lustrini
Amo te
Luna per te
– in versione più tanguera che mai
La noia – una ballata bellissima
Quante volte – il soffitto scenografico si rialza, il ritmo accelera con un assolo del chitarrista Stef Burns e arriva lei
Stupendo – viene giù lo stadio
C’è chi dice no – Vasco ha fatto un cambio d’abito e per il rock pesante è passato dagli strass alla tenuta d’ordinanza total black e berrettino calato in fronte (che poi lancerà ai fan a fine concerto)
Sballi ravvicinati del terzo tipo – la versione heavy metal sottolineata da sbuffi fortissimi di fumo lanciati su palco e prato
Rewind - tette al vento di alcune fan
Vivere – e a fine pezzo Vasco bacia in bocca Stef Burns
Come vorrei
Gli angeli - qui mi commuovo (nota personale)

Ancora una breve pausa e poi dal buio, dal silenzio e dal palco che sembra vuoto ma in realtà si è popolato della band al completo, la voce di Vasco squarcia il silenzio con un:

“Sei tu che quando balli così!” a cappella per Delusa in medley con T’immagini

Sally – e tutto lo Stadio canta mentre un gruppo di 30 fan alza altrettanti cartelli con la scritta, semplice, “GRAZIE”
Siamo solo noi
Vita spericolata – anticipata da un assolo potetene del batterista Will Hunt fatto in piedi in pieno stile “Whiplash” e con una variazione “vaschiana” nel testo della canzone “ognuno perso nel suo Facebook”
Canzone

Albachiara
– canta praticamente solo lo stadio

«In bocca al lupo. Ce la farete tutti basta non aver paura» Vasco, Padova, 13 luglio 2015. Ore 23.41

 

Gioia Lovison (foto e testi)
Marcello Gasparini (foto)

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Intervista a Militant A / Assalti Frontali @ Sherwood Festival 15
Reportage - Reportage Italiani
Lunedì 29 Giugno 2015 00:00

alt27.06.15 - Sabato 27 giugno, in occasione dell'Hip Hop Day @ Sherwood Festival 2015 (Padova), lo speaker Mr. Nicholas Raw e CarloMezza della redazione musica sono andati a trovare nel backstage Militant A degli Assalti Frontali, collettivo romano attivo fin dagli albori del rap italiano (1991). Si è parlato di musica e cultura Hip Hop, di poesia e letteratura, di un nuovo lavoro in uscita in autunno e del primo storico libro del rapper romano: "Storie di Assalti Frontali" recentemente ristampato.

 

 

 

 

Parte 1:

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Ghemon @ Mame Club, 30 aprile 2015
Reportage - Reportage Italiani
Lunedì 04 Maggio 2015 00:00

L'ambiente dell'hip-hop mi è sempre stato un po' estraneo, anche per la mia maniera di concepire la musica. Sentire un tizio che parla velocemente in rima sopra una base tutta uguale mi lasciava piuttosto perplesso, altre volte annoiato. Il fenomeno del rap e dell'hip-hop è uscito alla ribalta in Italia solo pochi anni fa, sulla matrice di quello americano, adeguandosi ad una matrice più espressamente commerciale e di certo non espressamente raffinata (sì, sto parlando di "chiamami bomber, passami il dompe").

Quello che molti non sanno è che esiste un fiume sotteraneo di personalità italiane che l'hip-hop lo praticano da anni, mettendo al centro tematiche importanti e soprattutto buona musica. Ghemon con il suo ultimo album ORCHIdee, uscito già lo scorso anno, tira fuori un vero e proprio gioiello tutto suonato, che non ha nulla da invidiare a produzioni internazionali come Kendrick Lamar o il nuovissimo Snoop Dogg. C'è sicuramente bisogno di ringraziare i ragazzi del Rise Festival, gli organizzatori della data, che hanno portato il tour di ORCHIdee a Padova, dato che finora l'unico posto in cui si eras esibito in veneto è stato l'appartamento Hoffman.

Il concerto al Mame si apre con il live dei Navigazione Interna, giovane gruppo padovano che coniuga hip-hop cantato con suoni più rock; si trattava di un'apertura molto importate per i cinque ragazzi, perchè hanno presentato il loro primo EP Nuotare a Vancouver.

Ghemon inizia poco più tardi, affiancato dalla sua live band Le Forze del Bene. Un concerto inizato sottotono, vuoi perchè il cantante avellinese doveva ancora scaldarsi, vuoi che il fonico dove ancora ultimare i volumi, ma che si è rapidamente ripreso.

La vera forza di Ghemon, al di là della sua abilità di passare agilmente dal rap al canto, sta proprio nelle sue canzoni, semplici ed orecchiabili, la dimostrazione che si possa realizzare un ottimo album pop (nel senso di popular) senza cadere nella banalità. Il pubblico si ritrova a cantare tutti i ritornelli, che parlano di storie comuni e forse anche per questo molto sentite da tutti. Il concerto procede filato, Ghemon sa come gestire il pubblico, si muove con sicurezza sulla scena; ricorda a tutti che domani, primo maggio, suonerà al famoso concerto. Il sogno di una vita divenuto realtà, il segno che se si lavora sodo, prima o poi i risultati e le grandi soddisfazioni arrivano.

Trovate la nostra intervista a Ghemon qui!

Tommaso Rocchi

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Intervista ai Linea 77 per il concerto del New Age
Reportage - Reportage Italiani
Giovedì 09 Aprile 2015 15:13

Photo by Sabrina Campagna - Licenza CC BY-NC-ND 2.0

I Linea 77 tornano al New Age club di Roncade (TV) per promuovere il loro nuovo album: Oh!, un lavoro legato alle proprie origini, a metà strada tra l'hardcore torinese degli anni Novanta e il nu metal, e che ha conquistato all'istante i fan più affezionati. Per questo tour, la band ha deciso di rivoluzionare le scalette dei propri concerti, concentrando lo show prevalentemente sul nuovo manteriale e tenendo alcuni dei pezzi storici come contorno.

 

Carlo a.k.a. Mezza della redazione musica di RadioBue.it ha colto l'occasione per incontrare la band e fargli qualche domanda sul nuovo disco e sul tour

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