| Roger Daltrey performs The Who’s Tommy @ Gran Teatro Geox - 9/3/12 |
| Musica Internazionale - Reportage Internazionali |
|
Per oltre un’ora Daltrey, insieme alla sua band di alto livello tecnico, ha accompagnato un pubblico eterogeneo nelle vicissitudini di Tommy attraverso canzoni consacrate alla storia del rock come Pinball wizard, Go to the mirror e I’m Free.
Pensionati e ragazzi fianco a fianco a cantare e ballare sulle note di canzoni in grado di legare generazioni diverse. E a poco sono servite le poltroncine, più adatte alla musica contemplativa che alle canzoni rock degli Who. Rotta una certa ritrosia iniziale, la platea si è riempita di giovani (quelli veri e quelli che lo sono ancora nell’animo) che con il loro entusiasmo hanno dato corpo allo spettacolo.
Nella seconda parte i grandi inni generazionali The kids are alright e My generation, riletta quest’ultima in chiave blues insieme a Who are you, più emozionante dell’originale, e Young man blues, la cover di Mose Allison che apre "Live at Leeds" il primo disco live degli Who.
Non potevano mancare Baba o’riley e Behind blue eyes insieme alla rockeggiante Going mobile dal loro capolavoro "Who’s next" e la chicca di I can see for miles, direttamente dalle trasmissioni pirata di Radio London (vedere alla voce The Who sell out).
Qualche calo di stile con la scelta di alcuni brani in scaletta che potevano essere risparmiati: l’inutile pop song di Simon Townsend (fratello di Pete, che accompagnava la band alla chitarra ritmica) e un paio di brani della carriera solista di Daltrey avrebbero potuto lasciare volentieri spazio a qualche vecchio successo degli Who. Ma si sa, Roger Daltrey non è solo Who e forse proprio per questo ha voluto suonare ciò che gli piace e non solo ciò che piace al suo pubblico.
Ad ogni modo, ha dimostrato di essere ancora capace di regalare emozioni per oltre due ore di concerto, senza una pausa, grazie a una voce potente nonostante l’età e una grande capacità performativa. Un vero artista, ultimo rimasto (Pete Townsend vive ormai con l’udito compromesso dai volumi troppo elevati ai quali si è esposto durante la sua carriera) di una delle più grandi rock band di sempre.
Stefano Gueraldi
|












